La prospettiva trauma-informed

Questo termine nato negli USA è attualmente Oltreoceano estremamente diffuso, mentre nel nostro Paese è ancora poco noto. La prospettiva trauma-informed si basa sull’idea che tutti gli esseri umani subiscono dei traumi nel corso della propria vita (v.box per definizione di trauma), e che quello che è successo nel passato può ancora influenzare il presente (e il futuro). Richiede un cambio di paradigma per coloro che sono abituati al modello puramente medico, dal momento che viene ribaltato  il punto di vista classico: "Cosa c'è che non va in te?” in  "Cosa ti è successo?”, liberando la persona dall’idea di essere malato, debole o incapace.

Invece di concentrarsi sulla "malattia" si promuove l’idea che la persona sia la miglior risorsa per Sè stessa e quindi debba essere coinvolta un modo attivo in ogni fase della cura, portando l’attenzione non solo su quello che funziona ma anche e sopratutto sulle risorse.

Un professionista trauma-informed presta dunque fin da subito molta attenzione alla storia di vita dei propri clienti e cerca di capire come alcuni sintomi possono essere stati da questa determinati. Riconosce che tutti gli esseri umani possiedono punti di forza e, come sopravvissuti, hanno dimostrato coraggio e resilienza (capacità di superare gli eventi traumatici, seppur con delle conseguenze), e aiuta la persona che chiede aiuto a inquadrare il problema non solo sulla base dei sintomi, anche e soprattutto ma sulla base delle proprie esperienze.

La prospettiva trauma-informed non si applica solo all’area sanitaria, ma qualsiasi professionista o organizzazione che si approcci alle persone con questa consapevolezza, e che si ponga nella relazione con ascolto, attenzione, e gentilezza, può definirsi trauma-informed.


Nessun intervento che toglie potere al sopravvissuto può favorire la sua guarigione, non importa quanto sembri essere nel suo immediato interesse“ (Judith Heirman, psichiatria e psicotraumatologa).